ELP | ALTRE MEMORIE

fotografie Katjuscia Fantini 

Il corpo umano con le sue capacità mnemoniche, oniriche e immaginative è il mezzo vivente delle immagini. C’è una forte interazione tra le immagini esteriori (che arrivano dall’esterno) e il nostro corpo che le assorbe, le elabora. La memoria è un’esperienza del corpo. Il corpo è il luogo delle immagini.

Hans Belting

Se il corpo è il luogo delle immagini, come cambiano le posture dei corpi in relazione alle immagini imposte dalla cultura di riferimento? Come vengono incarnate le posture provenienti da altre culture? Come si modificano e cosa creano?
L’occasione di un confronto con persone che vivono immerse in culture diverse apre le porte a nuovi orizzonti. Mappare il mondo attraverso la raccolta di immagini che hanno segnato i corpi è un modo per entrare in contatto vero e diretto con l’alterità in uno scambio reciproco di accoglienza. Assumere la postura di un altro corpo è un modo per “empatizzare” con altri corpi, per fare esperienza di altre culture.

ELP | altre memorie è una fase del progetto ELP e si sviluppa a tasselli, moduli componibili:

O_N

coreografia e danza Paola Bianchi
musiche composte da Fabrizio Modonese Palumbo
disegno luci Paolo Pollo Rodighiero
tutor Roberta Nicolai
sguardo esterno Ivan Fantini
staff scientifico Laura Gemini, Alessandro Pontremoli
realizzato con il contributo di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche, azione della Rete Anticorpi XL - Network Giovane Danza D’autore, coordinata da L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino
residenze Centro di Residenza della Toscana (Armunia Rosignano - CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), CID Centro Internazionale della Danza di Rovereto
con il sostegno di Masque teatro
produzione PinDoc
in coproduzione con Teatri di Vetro, Santarcangelo Festival
con il contributo di Mibact e Regione Sicilia

Creato durante una residenza iniziata immediatamente dopo il periodo di quarantena, O_N nasce dall’incarnazione delle immagini raccolte durante gli incontri svolti all’inizio del 2020 con alcune persone straniere che ora vivono in Italia. A loro ho chiesto quali fossero le immagini che si sono fissate nella retina e che anche dopo molto tempo continuano a essere presenti nella memoria visiva. Ho raccolto 65 immagini (archivio retinico-mnemonico) da 30 persone fra donne e uomini, ragazze e ragazzi provenienti da Egitto, Burkina Faso, Cina, Brasile, Libia, Venezuela, Albania, Israele, Cile, Turchia, Bangladesh, Perù, Cuba, Gambia, Guinea Conakry, Senegal, Kosovo.

La mia indagine si è focalizzata sui margini, sui bordi di quelle immagini e il processo di incarnazione ha visto le forme nascere dagli stati del corpo generati da quei corpi ai margini. Un processo per me nuovo in cui potenza e impotenza convivono nello stesso istante, in cui il corpo si fa generatore di spazio in un continuo alternarsi di dettagli anatomici.

OTHERNESS
OTHER OTHERNESS
BECOME OURS

Le immagini sono destinate a rappresentare il mondo e simbolizzarne l’esperienza. Il mutamento dell’esperienza figurativa, dal momento che la scienza culturale dell’immagine si riflette su un’analoga storia culturale del corpo, esprime anche un mutamento dell’esperienza corporea.

Hans Belting

Dalla mia esperienza sul campo e dagli studi di antropologia delle immagini si evince che ogni cultura sviluppa nel proprio contesto sociale un immaginario collettivo che, attraverso l’incorporazione, modifica le posture dei corpi e l’immagine interiore del proprio corpo. Il processo di lavoro che sto perseguendo in questi anni prevede quattro passaggi: raccolta di immagini provenienti da circa 40 persone (archivio mnemonico di immagini) – incarnazione delle immagini con la creazione di un mio solo (il mio corpo diventa archivio esso stesso) – descrizione verbale e registrazione in voce delle posture (archivio di posture) – trasmissione via audio delle posture a gruppi eterogenei di persone, siano essi professionisti o non. Ogni archivio mnemonico di immagini diventa archivio di posture descritte da trasmettere. 

Dopo aver lavorato intorno a

un archivio mnemonico proveniente da persone nate e vissute in Italia, archivio che ha generato ENERGHEIA, EKPHRASIS, ESTI | danzanti non professionisti, ESTI | danzanti non vedenti e ipovedenti e The Undanced Dance, si apre ora una nuova fase multiculturale. A questo punto della mia ricerca ritengo infatti importante aprire lo sguardo verso altre culture, altri corpi depositari di altre immagini, indagando le differenze e le similitudini, ampliando la mappatura del mondo attraverso la creazione di archivi di posture. Posture che si tramandano di corpo in corpo, fortemente legate alla cultura in cui si sviluppano e che tendono a ibridarsi nell’incontro. La cultura è un movimento continuo di entrate e uscite, di acquisizioni e lasciti e mai come in questo momento il mondo si sta mescolando in uno stimolante melange di colori.