PROGETTO ELP

fotografie Katjuscia Fantini 

Crediti

concept Paola Bianchi
artistƏ coinvoltƏ: Fabrizio Modonese Palumbo, Paolo Pollo Rodighiero, Nicola Amato, Marta Bichisao, Stefano Murgia, Paola Bianchi, 10 giovani danzatrici e danzatori
e altre 450 persone circa

staff scientifico Laura Gemini, Giovanni Boccia Artieri, Anna Paola Lovisolo, Alessandro Pontremoli
tutor Roberta Nicolai, Raimondo Guarino
sguardo esterno Ivan Fantini
residenze creative L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino | La Corte Ospitale ::: Centro di Residenza della Regione Emilia-Romagna; Centro di Residenza della Toscana (Armunia Rosignano - CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro); Teatro Felix Guattari | Masque Teatro; CID Centro Internazionale della Danza di Rovereto; Santarcangelo Festival; Teatro G. Villa, San Clemente – Città Teatro; nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore
realizzato con il contributo di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche, azione della Rete Anticorpi XL - Network Giovane Danza D’autore, coordinata da L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino

produzione PinDoc
in coproduzione con Agar, Teatri di Vetro, Teatro Akropolis
con il contributo di MiC e Regione Sicilia

Progetto vincitore del Bando Residenze Coreografiche Lavanderia a Vapore per il 2019.
e vincitore del Premio Rete Critica 9 e ¾ 2020.

Il progetto ELP si è ora sviluppato in tre archivi/costellazioni:
MEMORIE OCCIDENTALI, ALTRE MEMORIE, CORPI DELLA PROTESTA.

Attraverso un processo di destrutturazione questi tre archivi hanno generato il lavoro coreografico OtherNess

ELP | MEMORIE OCCIDENTALI

La memoria è un’esperienza del corpo. Il corpo è il luogo delle immagini.
Hans Belting

MEMORIE OCCIDENTALI è un archivio retinico-mnemonico nato dal coinvolgimento di 40 persone nate e vissute in Italia. Paola Bianchi ha chiesto loro di individuare le immagini pubbliche, e non personali, che si sono impresse nella retina e che anche dopo molto tempo continuano a essere vive nella memoria visiva. Immagini simbolo che sottolineano un cambiamento del corso della Storia, immagini iconiche che si fissano nella memoria personale proprio per la loro valenza collettiva.
L’archivio di immagini è stato poi incarnato da Paola generando il solo di danza ENERGHEIA, primo dispositivo del progetto ELP. Il corpo dell’artista è diventato esso stesso archivio e deposito di immagini corporee in un processo di riattualizzazione organica della Storia.
ENERGHEIA è stato quindi sezionato; le posture di cui si compone sono state descritte verbalmente e registrate in voce; i file audio sono andati a costituire un archivio di posture.
Durante la creazione di uno spettacolo con altrƏ interpretƏ così come durante i laboratori viene proposto l’ascolto delle descrizioni audio delle posture. Attraverso sequenze di esercizi, ogni partecipante esplora la risonanza del proprio corpo, dapprima per ogni singola postura poi nella costruzione di una partitura, di una danza personale. Il metodo “elimina” il corpo della coreografa come modello da imitare, implementando la forza generativa della parola nella risonanza in ogni singolo corpo; apre il gruppo dei partecipanti alla consonanza, un ascolto trasversale e orizzontale; sottrae la danza a ogni possibile giudizio estetico, ma ne ristabilisce il valore di pratica corporea ed espressiva di ogni essere umano; rende possibile l’emersione spontanea di immaginari culturali all’interno dell’interpretazione che ogni corpo fa della medesima indicazione verbale; realizza performance sceniche di grande forza e bellezza in cui il corpo individuale porta traccia sia della Storia collettiva che delle storie personali.
La democratizzazione di questa modalità di trasmissione consente a qualunque corpo di incarnare le posture assumendole individualmente, svincolato dall’insoddisfazione di un risultato fissato a priori. Durante alcune residenze alla Lavanderia a Vapore e ad Armunia Paola ha sperimentato questa metodologia, diventata ormai un vero e proprio metodo, con gruppi eterogenei di persone: giovani danzatrici e danzatori, non professionistƏ di varie età (adultƏ, studenti e studentesse delle scuole superiori e dell’università), disabili fisici e mentali, danza-terapeutƏ, persone affette da Parkinson e successivamente con persone ipovedenti e non vedenti grazie al supporto di Teatro Akropolis.
Ciò che nasce ogni volta dall’incarnazione delle descrizioni è qualcosa che stupisce costantemente per l’attivazione di un immaginario personale che scaturisce dall’assunzione di posture comuni a tutte e tutti. Immaginazione è l’azione dell’immagine, un’azione che destruttura l’immagine stessa per ricomporla in un altro corpo.
L’"eliminazione" del corpo della coreografa come modello da imitare e l’attivazione di una modalità del corpo personale mirano alla ricerca dell’essere nella scena in contrapposizione al fare sulla scena.

ELP | MEMORIE OCCIDENTALI si sviluppa a tasselli, moduli componibili:

 

ENERGHEIA - solo anatomico


EKPHRASIS - coreografia con 10 danzatrici e danzatori 


ESTI | danzanti non professionistilaboratorio e azione coreografica


ESTI | non vedenti e ipovedentilaboratorio e azione coreografica


The Undanced Dance


ARCHIVI DI POSTURE - video 

ELP | ALTRE MEMORIE
ELP | CORPI DELLA PROTESTA
ELP | dance project

Ethos inteso come “modo di essere”, un “come”.
Logos è formato dalla radice indoeuropea leg il cui significato originario è raccogliere; viene inteso qui nel suo duplice senso di parola e ascolto.
Pathos come forza emotiva.
Queste tre entità senza corpo sono la guida aesthetica (che si avvale dell’uso dei sensi) per un progetto che vede il corpo come estremo protagonista anche nella sua assenza.


ELP è un articolato progetto di ricerca legato a un’indagine approfondita del corpo, delle relazioni tra i corpi e degli immaginari culturali di cui i corpi sono depositi.
ELP indaga la relazione tra parola descrittiva e danza attraverso la trasmissione via audio di archivi di posture creati a partire da immagini. Con parola descrittiva si intende qui una parola che descrive unicamente posture e movimenti senza descrivere emozioni. Proprio grazie alla precisione della descrizione del movimento e all’assenza di emozione questa stessa parola può e “deve” a sua volta creare emozione.
Il progetto ha finora visto il contributo e la partecipazione alla sua realizzazione di circa 450 persone tra professionistƏ, bambinƏ, cittadinƏ, non vedenti, persone affette da Parkinson, studenti e studentesse, migrantƏ e rifugiatƏ; è stato sostenuto dalle principali strutture che si occupano di danza contemporanea e ha visto la realizzazione, fino ad oggi, di diversi spettacoli e performance.
Come creare una coreografia senza corpo che generi una incorporazione del movimento in chi ascolta? Cosa genera la descrizione verbale di una coreografia nel corpo di chi ascolta? E se quella descrizione viene incarnata, quale movimento viene generato?
Queste le prime domande che hanno avviato la ricerca nel 2018. Dagli esperimenti compiuti in questi anni, si evince che la descrizione di una postura o di un movimento, per quanto precisa e meticolosa, genera sempre un’interpretazione personale e singolare, sia quando questa viene incarnata sia quando viene incorporata attraverso una modalità di puro ascolto. L’ascolto del movimento può portare a una visione del proprio corpo in movimento attraverso una sorta di immaginazione muscolare (io che ascolto divento il corpo descritto in voce, ne incorporo il movimento attraverso la mia immaginazione). L’incarnazione della descrizione di un movimento genera una personale e unica interpretazione legata alla capacità di ascolto, alle potenzialità e alla forma del corpo che agisce. Questo processo di messa in moto del corpo risulta essere un veicolo di attivazione della creatività individuale e dà origine a una modalità di ricerca sulla qualità del movimento senza un modello prestabilito da seguire - l’imitazione cede il passo all’interpretazione. Eliminando il corpo della coreografa come modello da seguire e imitare si attiva un sistema di ricerca unico per ogni corpo.

Breve sequenza di parole descrittive:

sono in piedi – le gambe leggermente separate tra loro, i piedi paralleli – la gamba sinistra distesa, la destra un po’ piegata – il braccio sinistro piegato di fianco con il gomito rivolto verso il basso, il polso spezzato, la mano morbida – la mano destra appoggiata sulla mano sinistra, la spalla destra un po’ alzata – la testa verso destra.
Questa semplice postura viene interpretata in modi diversi, tanti quante sono le persone che la incarnano. Allo stesso tempo però l’estrema somiglianza delle varie posture racchiude in sé un’interessante aderenza oggettiva nel passaggio tra le esperienze dei corpi, un metodo che, eludendo il corpo della coreografa come modello da imitare, paradossalmente ne acuisce la consonanza aprendo le porte al senso del movimento stesso.

Il progetto ELP si avvale dell’apporto scientifico dei sociologi della comunicazione Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri, della psicologa Anna Paola Lovisolo e dello storico della danza Alessandro Pontremoli. La scelta di queste discipline nasce dal desiderio di indagare a fondo il tema analizzandolo da diversi punti di vista.