ELP

fotografie Katjuscia Fantini 

Crediti

concept Paola Bianchi
artisti coinvolt: Fabrizio Modonese Palumbo, Paolo Pollo Rodighiero, Nicola Amato, Marta Bichisao, Paola Bianchi, 10 giovani danzatrici e danzatori
staff scientifico Laura Gemini, Giovanni Boccia Artieri, Anna Paola Lovisolo, Alessandro Pontremoli
tutor Roberta Nicolai, Raimondo Guarino
sguardo esterno Ivan Fantini
residenze nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore; L’arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale ::: Centro di Residenza della Regione Emilia-Romagna, Teatro G. Villa, San Clemente – Città Teatro
produzione PinDoc
in coproduzione con Agar, Teatri di Vetro, Teatro Akropolis
con il sostegno di L’arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale - Centro di Residenza Emilia Romagna, Centro di Residenza della Toscana (Armunia Castiglioncello - CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)
con il contributo di Mibac e Regione Sicilia

Da qualche anno la mia ricerca si è concentrata sulla parola descrittiva an-emozionale come mezzo di “visione incorporata” e di “trasmissione/enazione” della danza. La dicotomia trasmissione/enazione, all’apparenza un ossimoro, sarà lo spunto per approfondire il duplice senso del progetto; attraverso la trasmissione di segnali vocali perturbativi per l’uditore, la coreografia viene incorporata o incarnata dall’uditore stesso per mezzo di un processo enattivo che esclude quindi la trasmissione in senso stretto.
Il progetto ELP è l’occasione per indagare a fondo la relazione tra parola descrittiva an-emozionale e movimento coreografico. Per parola descrittiva an-emozionale intendo una parola che non porta in sé emozioni nella voce di chi parla (interpretazione priva di modulazioni emotivo-sentimentali) e allo stesso tempo non descrive emozioni, ma posture e movimenti. Proprio grazie alla precisione della descrizione del movimento e all’assenza di emozione questa stessa parola può e “deve” a sua volta creare emozione.

Breve sequenza di parole descrittive an-emozionali:
Sono in piedi. Le gambe leggermente separate con le ginocchia un po’ piegate, i piedi paralleli. Le punte dei piedi guardano verso destra, il busto eretto in torsione verso sinistra, la testa guarda verso la spalla sinistra. Le braccia sono distese lungo i fianchi. Il dorso delle mani rivolto in avanti. Le mani compiono dei piccoli movimenti basculanti a destra e sinistra.
Questo semplice movimento viene interpretato in modi diversi, tanti quante sono le persone che lo incarnano. Allo stesso tempo però l’estrema somiglianza delle varie posture racchiude in sé un’interessante aderenza oggettiva nel passaggio tra le esperienze dei corpi, un metodo che, eludendo il corpo del maestro come modello da imitare, paradossalmente ne acuisce la consonanza aprendo le porte al senso del movimento stesso.

Due aspetti risultano particolarmente necessari di indagine: da un lato l’effetto della parola descrittiva del movimento coreografico sul corpo di chi da spettatore diventa uditore della coreografia, dall’altro l’incarnazione e quindi l’interpretazione del movimento descritto in danzatori e in non professionisti.

Il progetto ELP si avvale dell’apporto scientifico dei sociologi della comunicazione Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri, della psicologa Anna Paola Lovisolo e dello storico della danza Alessandro Pontremoli. La scelta di queste discipline nasce dal desiderio di indagare a fondo il tema analizzandolo da diversi punti di vista.

Il progetto si sviluppa a tasselli, moduli componibili:

ENERGHEIA

coreografia e danza Paola Bianchi
musiche composte ed eseguite dal vivo Fabrizio Modonese Palumbo
disegno luci Paolo Pollo Rodighiero

SCOPRI ENERGHEIA

EKPHRASIS
ESTI laboratorio e performance con non professionisti
ESTI performance con ipovedenti e non vedenti
CREPUNDIA
THE UNDANCED DANCE
ELP | dance project
OTHERNESS
OTHER OTHERNESS
AT THE END OF ELP, THE DANCED DANCE

Progetto di creazione

Ethos inteso come “modo di essere”, un “come”.

Logos è formato dalla radice indoeuropea leg il cui significato originario è raccogliere. Lo intendo qui con il suo duplice senso di parola e ascolto.

Pathos come forza emotiva.

Queste tre entità senza corpo saranno la guida aesthetica (che si avvale dell’uso dei sensi) per un progetto che vede il corpo come estremo protagonista anche nella sua assenza.
Come posso creare una coreografia senza corpo che generi una incorporazione del movimento in chi ascolta? Cosa genera la descrizione verbale di una coreografia nel corpo di chi ascolta? E se quella descrizione viene incarnata, quale movimento viene generato?
Distinguo incorporare (ricevere, assorbire) da incarnare (far entrare nella carne) dove il primo è il risultato di un processo immaginifico nel corpo di chi ascolta – processo che non prevede un movimento del corpo -, l’altro è l’azione corporea che risulta dall’agire il movimento.
Dagli esperimenti compiuti in questi anni ho imparato che la descrizione di una postura o di un movimento, per quanto precisa e meticolosa, genera sempre un’interpretazione personale e singolare del movimento, sia quando questo viene incarnato sia quando viene incorporato attraverso una modalità di puro ascolto. L’ascolto del movimento può portare a una visione del proprio corpo in movimento attraverso una sorta di immaginazione muscolare (io che ascolto divento il corpo descritto in voce, ne incorporo il movimento attraverso la mia immaginazione).
L’incarnazione della descrizione di un movimento genera una personale e unica interpretazione legata alla capacità di ascolto, alle potenzialità e alla forma del corpo che agisce. Questo processo di messa in moto del corpo risulta essere un veicolo di attivazione della creatività individuale e provoca una modalità di ricerca sulla qualità del movimento senza un modello prestabilito da seguire - l’imitazione cede il passo all’interpretazione. Eliminando il corpo del maestro come modello da seguire e imitare si attiva un sistema di ricerca unico per ogni corpo.