Un po’ di più

Crediti

di e con Zoé Bernabéu e Lorenzo Covello
luci di Paride Donatelli
musica di Stefano Grasso
produzione Muxarte / Pindoc
con il contributo di Mibac e Regione Sicilia
con il sostegno di: Piccolo Teatro Patafisico, Spazio Franco, Teatro Ditirammu

Premio Critica Roma Fringe Festival 2019
Premio Spirito Fringe Roma Fringe Festival 2019
Premio Speciale OFF Roma Fringe Festival 2019
Premio Miglior Spettacolo Minimo Teatro Festival 2017
Premio Giuria under 25 Twain_DirezioniAltre 2017
Menzione Speciale Presente e futuro 2017

Una giovane donna cammina, vacilla sui frammenti di una sedia disseminati sulla scena. Inventa i suoi passi lungo il percorso, cerca invano una stabilità che è stata appena sconvolta dall’incontro con l’altro. Una danza esplode in un minimo spazio vitale.
Accanto a lei, l’altro rimane impassibile a ciò che a pochi centimetri da lui già vaticina il cambiamento. Intento nel suo agire, mette insieme pezzi, ricompone in sedia ciò che è stato tragitto. Al compimento della sua opera però coincide la fine della sua stabilità solitaria e l’inizio della ricerca di un nuovo equilibrio a due, precario, vivo e pulsante.
I due personaggi si trovano immersi in un viaggio alla scoperta dell’altro e di se attraverso una quotidianità densa e straordinaria fatta dai loro corpi, gesti e parole.
Parole che diventano carne, danza che stravolge l’ordinario e ridona la magia ai piccoli gesti che ritmano la loro vita. Solo un centimetro, solo un briciolo di forza in più e sarebbe il crollo.
Al centro del palco, un tavolo in equilibrio su un solo asse. Il suo oscillare scandisce le loro incertezze, le loro fragilità e diventa il campo delle loro battaglie alla ricerca di una continua rinascita. Ricerca che conducono con la veemenza del gioco, con la tenacia della preghiera. La loro lotta costante contro la caduta del tavolo crea una tensione che innerva tutto lo spettacolo, e fa sentire lo spettatore vivo e partecipe di questa sospensione.
Nutriti dalla paura e dalla loro ambizione al volo, guidano lo spettatore in un viaggio che unisce la liricità del sogno, la brutalità dell’abitudine e l’inevitabilità della rottura. Invitandoci nella loro intimità, raccontano il saper riconoscersi, aspettarsi, allontanarsi e forse, ritrovarsi.