Flexing Heart

fotografie Antonio Parrinello

Crediti

coreografia e ideazione Giovanna Velardi
interpreti Federica Aloisio, Valentina Iaia, Silvia Oteri, Tiziana Passoni, Sabrina Vicari, Giovanna Velardi
musiche composte ed eseguite dal vivo Angelo Sicurella
costumi Dora Argento
ideazione e realizzazione nasi Paolo Roberto D'Alia
luci Danila Blasi
produzione PinDoc
con il contributo di Mibac e Regione Siciliana

Il Metodo del Cuore Articolare

Il metodo nasce per ridare vita ad una zona del corpo poco usata nella danza, legata agli organi vitali e al centro anatomico. E' la zona del corpo di congiunzione delle parti liquide e gassose, che articola la respirazione toracica e pelvica. E' situata nella zona della colonna vertebrale, dove passano legamenti profondi che dagli organi si diramano verso le zone muscolari e scheletriche.
Dal cuore articolare passa l'asse del corpo, si rapportano le periferie del corpo e dello spazio, si lascia la tensione del corpo e si recupera l'energia vitale.
Prima di sperimentare il cuore articolare, chiamato così perché il cuore è l'organo vitale per eccellenza, sarà importante mobilizzare la cassa toracica ed il bacino, cavità contenitrici, che proteggono e contengono il cuore del centro anatomico.
Per visualizzare meglio il cuore articolare Giovanna Velardi ha tracciato due linee dall'epigastrio al pube, una trans-ombelicale e l'altra perpendicolare a questa, per lavorare su dei quadranti, finestre-oblo, come fossero anch'essi articolazioni a loro volta legati a degli organi. Il lavoro della mobilizzazione del cuore articolare viene svolto sulla bidimensionalità e tridimensionalità.

(il linguaggio del cuore articolare)

Un percorso di movimento sulla ricerca del cuore articolare. In scena un musicista e cinque danzatrici.
Uno spettacolo, Flexing Heart, che nasce dalla ricerca di Giovanna Velardi e dalla sua riflessione sul centro del corpo, dall'idea del centro del corpo attivo, stabile, energetico ma anche flessibile.  Uno spettacolo che si incentra sulla polarità tra omologazione e diversità. Diversità che può essere vista come follia, come marginalità ad un sistema, che invece diventa portatrice di energia che contagia, che incarna la vitalità di un bambino, pura, autentica, senza sovrastrutture.Un personaggio un po' folle riesce a contaminare con la sua energia un gruppo di personaggi perfettamente omologati tra loro, perfettemente parte di un mondo che li vuole tutti uguali. Dei nasi smisurati, in parte ci ricordano che è tutta una menzogna, in parte caratterizzano i personaggi e ne amplificano le intenzioni, ma soprattutto mettono in luce questa polarità tra omologazione e diversità e ci ricordano quanto spesso diamom del folle a qualcuno che è fuori dagli schemi solo per per sentirci parte di un ambito sociale ed esser accettati. e dare voce all' energia vitale, non lasciarla soffocare, questo fa il nostro personaggio un pò folle e un pò bambino, con la sua potenza esplosiva. Esplosiva come la musica ideata e suonata live da Angelo Sicurella che, analogamente, lavora attorno alle diversità, crea un mondo parallelo, substrato di un contenitore più grande, una sequenza di quadri che raccontano e che si innestano nelle peculiarità di ogni danzatrice, trovando spazio nelle caratteristiche del movimento dei corpi in scena. L’espressione delicata, muscolare, volatile, pesante, elastica, caratterizzata sempre dalle peculiarità e dall’uso proprio del corpo di ogni danzatrice, come specchio e riflesso del proprio carattere e del proprio agire nel mondo, nella musica trova campo in un universo di suoni che costituisce una sorta di apeiron, un contenitore di suoni che costituisce la galassia all’interno della quale si muovono i mondi (i corpi delle danzatrici, ognuna col movimento che gli appartiene) nella costituzione di un tutto che si inscrive nel concetto di diversità sociale e di omologazione, in totale sintonia con la drammaturgia dello spettacolo. Nella sfera di un linguaggio prettamente connotativo, del corpo e della musica, apparentemente onirico, queste due discipline si sposano e prendono corpo per raccontare col corpo e col suono un mondo, una dimensione, che oggi più che mai vive sicuramente una crisi e sempre più profonda.
durata: 50 minuti