Paola Bianchi
Latenze
13>17 ottobre residenza presso Casa Motus, San Giovanni in M. (Rimini)
È il patto tra due o più sguardi che rende possibile l’ekphrasis.
Michele Cometa
Come “raccontare” un’azione coreografica senza che la descrizione sia un apparato aggiunto a posteriori, ma parte integrante dell’azione stessa? Cosa provoca la descrizione verbale di una coreografia nel corpo di chi ascolta?
La descrizione verbale non mima l’opera, ma lo sguardo che percorre l’opera. Il protagonista diventa allora lo sguardo, il patto tra due o più sguardi che rende possibile l’ekphrasis. Dove poggiano gli sguardi per dare parola? Su quale dettaglio si concentrano? Cosa descrivere e cosa omettere? Quanto e quando dire? Come e con quali parole? Una continua negoziazione tra visibile e dicibile, tra verbale e visuale, tra il punto di vista (singolo) e lo sguardo collettivo (plurale).
LATENZE vuole indagare l’arte dello sguardo, la performance dello sguardo, il suo movimento sul corpo in azione, oltre il corpo in azione - una drammaturgia di sguardi. Una continua alternanza tra ekphrasis e narrazione parallela, una sorta di racconto che trascende e si appoggia al corpo in azione dove il non detto diventa il punto di forza dello sguardo cieco.
