Piccola antologia semiseria della morte

ideazione, coreografia, danza Fabio Ciccalè | special guest Francesca Schipani | consulenza drammaturgica Danila Blasi | consulenza artistica Cristina Sammartano | disegno luci Livia Caputo | costumi Yari Molinari e Daniele Amenta | produzione PinDoc | con il contributo di MiC e Regione Siciliana | con il sostegno di Sanlò

un ringraziamento speciale a Isabella Di Cola
grazie ad Andrea Tolli

EPIGRAFE:
scritta evocativa su loculi, lapidi o statue. Si tratta di una sorta di omaggio nei confronti della persona defunta.
EPITAFFIO:
scritta, in genere celebrativa, posta sulla tomba di un defunto. È un messaggio commemorativo destinato a sfidare il tempo, l’oblio e la morte stessa. Può essere anche l’ultimo pensiero lasciato dallo stesso defunto.
ELOGIO:
discorso speciale che celebra la vita del defunto. Un tributo, un modo per onorare chi non c’è più. Attraverso parole scelte si raccontano aneddoti, momenti condivisi, lezioni apprese. È un’occasione per mettere in luce le qualità, i valori e le passioni del defunto.
PANEGIRICO:
discorso o scritto composito e prolisso in lode di pregi o meriti spesso intenzionalmente esagerati.
ENCOMIO:
lode solenne, e per lo più pubblica, fatta da persona autorevole.
COCCODRILLO:
nel giornalismo indica un articolo commemorativo già confezionato sulla vita di un personaggio noto, al fine di pubblicarlo appena giunta la notizia della sua morte.

«Ricordo che da piccolo i giochi più frequenti erano quelli con le pistole, i fucili, i coltelli, le bombe, i cannoni, le frecce. Si fingeva di morire e di dare la morte senza conoscere la vera potente natura della signora con la falce. Si inscenavano veri e propri spettacoli, danze. Andava in scena la rappresentazione della morte. Duelli, sparatorie, lotte. A turno si finiva morti a terra. E si moriva nei modi più truculenti e fantasiosi: arti mozzati, buchi, tagli, amputazioni e sangue dappertutto. Ci si esibiva in cadute ardite, ruzzolate e capriole. Io, se colpito, mi divertivo a rotolare giù per una collinetta erbosa fino al fossato che la delimitava».
Fabio Ciccalè

La sua luce brilla eterna nel cosmo infinito/La sua essenza viaggia tra le galassie oltre ogni confine/Ora è in pace e brilla, stella tra le stelle/Ha oltrepassato il velo del tempo/Danza libero tra le galassie/Ora è luce, amore e immensità/E’ una stella che illumina l’eternità/Risplende nell’infinito spazio

Sta a fà concime pè i ceci/Mo c’ha due date/Se fa l’ultimo viaggio nella macchina di lusso/C’ha i documenti de marmo/Può socializzare con i vermi/E’ uscito de casa cor cappotto de legno e i piedi davanti.

È MORTO!
“Ricordati che devi morire!”
“Si, si, mo me lo segno!”
(Roberto Benigni e Massimo Troisi – Non ci resta che piangere, 1984)

La morte. Uno degli ultimi, o forse veramente l’ultimo tabù. Ultima frontiera dei limiti umani. Ossessione di miliardari che tutto possiedono tranne la vita eterna. Misterioso oggetto di cui non riusciamo a parlare se non con fantasiosi eufemismi o cinico sarcasmo.
I giochi d’infanzia sono finiti e la morte diventa solo paura e terrore. È quella dolorosa dei propri cari o quella distante e astratta, ma pur sempre terrificante, dei notiziari.
Ma è veramente così?
In realtà no: leggiamo libri, guardiamo film, andiamo a teatro e spesso il centro della narrazione è proprio la morte. Soprattutto al cinema. Film horror, crime, di guerra, drammatici, western, a volte anche commedie e persino cartoni animati.
E così quella morte spettacolarizzata e catartica dei nostri giochi di bambini torna a fare capolino, tra un suono e un’immagine.

FILMOGRAFIA

● Accattone
● Alien
● All that jazz
● Arancia Meccanica
● Bambi
● Il buono il brutto e il cattivo
● L’esorcista
● Looney Tunes – Wile E. Coyote & Road Runner
● M3gan
● Morte a Venezia
● Per un pugno di dollari
● Per qualche dollaro in più
● Profondo Rosso
● Psyco
● Pulp Fiction
● Titanic
● Rocky Horror Picture Show
● Trilogia del terrore
● Zombi

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