[…] KZ
coreografia e danza Paola Bianchi | suono Stefano Murgia | luce Paolo Pollo Rodighiero | residenza creativa Teatro Galli di Rimini | produzione PinDoc | coproduzione Liberty / Stagione Agorà | con il contributo di MIC e Regione Siciliana | realizzato nell’ambito del progetto Voci dalla storia ideato da Liberty e sostenuto da Unione Reno Galliera, Città Metropolitana di Bologna, Comuni di Baricella, Granarolo dell’Emilia, Malalbergo e Minerbio, Parco della Memoria Casone del Partigiano “Alfonsino Saccenti”, con il contributo di Regione Emilia Romagna
Aleida Assmann
Ascolto la voce di persone sopravvissute alle torture e all’orrore dei campi di sterminio, donne e uomini che si opposero al regime nazifascista e per questo deportati nei campi di Dachau, Mauthausen, Auschwitz, Buchenwald. Ascolto il rumore di fondo di audiocassette registrate nel secolo scorso, il fruscio, i vuoti, i buchi. Di tanto in tanto le voci si fanno lontane, non riesco a capire. Mi sembra che siano quelli i momenti più importanti, i momenti in cui la crudezza del racconto si fa più difficile da ascoltare, quasi impossibile da dire, come se una forma di pudore spingesse la persona intervistata ad abbassare la voce.
I vuoti, i buchi diventano allora il filo conduttore della ricerca. Mi infilo in quei buchi cercando il fondo, provo a comprendere lo stato di quei corpi. Prendo quei buchi e li porto dentro, ne faccio un luogo di ristagno del corpo. Spingo le unghie nelle fessure, aspetto che la terra si infili sotto le unghie, ma è solo cenere. Non capirò fino in fondo, lo so. Resto nella nebbia di un tentativo. Mi appoggio al corpo, alla danza, a un solo di danza il cui titolo indicibile fa rabbrividire.
[…] è un non detto, un pezzo mancante, un vuoto, segno grafico che rimanda a un luogo chiuso, una prigione. KZ è contrazione di Konzentrationslager.
[…] KZ è parte di TETRALOGIA […]
[…] KZ è parte del progetto ELP | CORPI RECLUSI
ELP progetto di creazione
concept Paola Bianchi | artistə coinvoltə Fabrizio Modonese Palumbo, Paolo Pollo Rodighiero, Nicola Amato, Marta Bichisao, Stefano Murgia, Paola Bianchi, 10 giovani danzatrici e danzatori e altre 450 persone circa | staff scientifico Laura Gemini, Giovanni Boccia Artieri, Annapaola Lovisolo, Alessandro Pontremoli | tutor Roberta Nicolai, Raimondo Guarino | sguardo esterno Ivan Fantini | residenze creative L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | La Corte Ospitale ::: Centro di Residenza della Regione Emilia-Romagna; Centro di Residenza della Toscana (Armunia Rosignano – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro); Teatro Felix Guattari | Masque Teatro; CID Centro Internazionale della Danza di Rovereto; Santarcangelo Festival; Teatro G. Villa, San Clemente – Città Teatro; nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore | realizzato con il contributo di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche, azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore, coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | produzione PinDoc | in coproduzione con Agar, Teatri di Vetro, Teatro Akropolis | con il contributo di Mic e Regione Sicilia
Progetto vincitore del Bando Residenze Coreografiche Lavanderia a Vapore per il 2019.
Nel 2020 è vincitore del Premio Rete Critica 9 e ¾
Ethos inteso come “modo di essere”, un “come”.
Logos è formato dalla radice indoeuropea leg il cui significato originario è raccogliere; viene inteso qui nel suo duplice senso di parola e ascolto.
Pathos come forza emotiva.
Queste tre entità senza corpo sono la guida aesthetica (che si avvale dell’uso dei sensi) per un progetto che vede il corpo come estremo protagonista anche nella sua assenza.
ELP è un articolato progetto di ricerca legato a un’indagine approfondita del corpo, delle relazioni tra i corpi e degli immaginari culturali di cui i corpi sono depositi.
ELP indaga la relazione tra parola descrittiva e danza attraverso la trasmissione via audio di archivi di posture creati a partire da immagini. Con parola descrittiva si intende qui una parola che descrive unicamente posture e movimenti senza descrivere emozioni. Proprio grazie alla precisione della descrizione del movimento e all’assenza di emozione questa stessa parola può e “deve” a sua volta creare emozione.
Il progetto ha finora visto il contributo e la partecipazione alla sua realizzazione di circa 450 persone tra professionistə, bambinə, cittadinə, non vedenti, persone affette da Parkinson, studenti e studentesse, migrantə e rifugiatə; è stato sostenuto dalle principali strutture che si occupano di danza contemporanea e ha visto la realizzazione, fino ad oggi, di diversi spettacoli e performance.
Come creare una coreografia senza corpo che generi una incorporazione del movimento in chi ascolta? Cosa genera la descrizione verbale di una coreografia nel corpo di chi ascolta? E se quella descrizione viene incarnata, quale movimento viene generato?
Queste le prime domande che hanno avviato la ricerca nel 2018. Dagli esperimenti compiuti in questi anni, si evince che la descrizione di una postura o di un movimento, per quanto precisa e meticolosa, genera sempre un’interpretazione personale e singolare, sia quando questa viene incarnata sia quando viene incorporata attraverso una modalità di puro ascolto. L’ascolto del movimento può portare a una visione del proprio corpo in movimento attraverso una sorta di immaginazione muscolare (io che ascolto divento il corpo descritto in voce, ne incorporo il movimento attraverso la mia immaginazione). L’incarnazione della descrizione di un movimento genera una personale e unica interpretazione legata alla capacità di ascolto, alle potenzialità e alla forma del corpo che agisce. Questo processo di messa in moto del corpo risulta essere un veicolo di attivazione della creatività individuale e dà origine a una modalità di ricerca sulla qualità del movimento senza un modello prestabilito da seguire – l’imitazione cede il passo all’interpretazione. Eliminando il corpo della coreografa come modello da seguire e imitare si attiva un sistema di ricerca unico per ogni corpo.
Breve sequenza di parole descrittive:
sono in piedi – le gambe leggermente separate tra loro, i piedi paralleli – la gamba sinistra distesa, la destra un po’ piegata – il braccio sinistro piegato di fianco con il gomito rivolto verso il basso, il polso spezzato, la mano morbida – la mano destra appoggiata sulla mano sinistra, la spalla destra un po’ alzata – la testa verso destra.
Questa semplice postura viene interpretata in modi diversi, tanti quante sono le persone che la incarnano. Allo stesso tempo però l’estrema somiglianza delle varie posture racchiude in sé un’interessante aderenza oggettiva nel passaggio tra le esperienze dei corpi, un metodo che, eludendo il corpo della coreografa come modello da imitare, paradossalmente ne acuisce la consonanza aprendo le porte al senso del movimento stesso.
Il progetto ELP si avvale dell’apporto scientifico dei sociologi della comunicazione Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri, della psicologa Anna Paola Lovisolo e dello storico della danza Alessandro Pontremoli. La scelta di queste discipline nasce dal desiderio di indagare a fondo il tema analizzandolo da diversi punti di vista.
Il progetto ELP si è ora sviluppato nei seguenti archivi/costellazioni:
- MEMORIE OCCIDENTALI
- ALTRE MEMORIE
- CORPI DELLA PROTESTA
- ARCHIVI FRANTUMATI – ulteriore sviluppo del progetto ELP
- CORPI DEL LAVORO
- CORPI RECLUSI