filoturchino
– Filo?
– Due, però uno turchino.
J. Cortazar Storie di cronopios e di famas
filoturchino, come quello che stringe al cuore il cronopio di Cortazar. Lo stringe forte, con commovente allegria. Lo stringe forte quel filo, proteggendolo, come se da esso dipendesse l’orientamento del mondo e l’ancoraggio del suo cuore.
Un gruppo di donne sceglie di incontrarsi per danzare e stringe quello stesso filo: così esile ma così forte da tenerle insieme, capace di resistere alla pioggia e alle fatiche quotidiane.
Un filo(turchino) che è legame e resistenza, che è possibilità di stare insieme e di costruire un unisono fatto di diversità, che è sentire la propria fragilità non come solitudine ma come tessuto comune.
Nella danza ogni passo è come il respiro incerto del cronopio: non serve essere impeccabili, ma avere il coraggio di restare, di muoversi, di affidarsi. Ed in quell’affidarsi che nasce la comunità: un processo continuo e delicato, tanti fili turchini stretti nella trama e nell’ordito, che insieme non si spezzano.
filoturchino, quindi. Non solo un nome, ma un gesto profondo, la scelta di riconoscere che la forza sta nel legame, nella possibilità di stringere insieme un colore, un ritmo, una presenza e trasformarli in uno spazio di libertà condivisa.
