SOFFIA IL VENTO

di Katherine Mansfield | regista e interprete Giorgia Palombi | danzatrice Francesca Schipani | coreografie Ricky Bonavita | ideazione e coordinamento artistico Elena D’Aguanno | produzione Pindoc / Akerusia Danza | con il contributo di MIC e Regione Sicilana

Katherine Mansfield nasce nel 1888 in Nuova Zelanda, a Wellington, in via Tinakori. Nel 1893 con la famiglia si trasferisce a Karori un paese a 300 metri dal mare, mentre a quindici anni parte e rimane a studiare per tre anni in Inghilterra. Successivamente torna a Wellington e nel 1908 si trasferisce a Londra definitivamente, da sola, senza la sua famiglia. Non tornerà più nella sua isola. Vive in Europa la sua breve vita e scrive racconti attraverso i quali fa conoscere ai lettori la sua infanzia solitaria e piena di magia in una terra misteriosa, la cui natura selvaggia viene descritta insieme alle vicende dei personaggi in una trama indissolubile.

SOFFIA IL VENTO è un racconto interpretato e danzato sul tempo in minore di una musica al pianoforte presente nei luoghi del ricordo, del passato reale e proiettato in un improvviso presente.
Il racconto dell’‘altrove’ è l’essenza di SOFFIA IL VENTO perché Katherine Mansfield è nata in un ‘altrove’ che si è portata dentro per tutta la sua vita, un ‘altrove’ che ha segnato la sua breve esistenza nomade, in ricerca di una casa, di un posto dove arrivare. La piccola selvaggia della Nuova Zelanda si risveglia improvvisamente all’interno di una cultura diversa, europea, e si risveglia perché il vento, la luce e la vita della sua isola lontana hanno lasciato nel suo spirito una traccia incancellabile. La missione di Katherine diventa scrivere del tempo e dei luoghi di quell’epoca prodigiosa in cui era stata bambina, pagare un debito sacro verso il paese che la vide nascere, e che inutilmente la reclamò. Katherine Mansfield si ammala presto e il dolore fisico diventa il suo feroce accompagnatore e scandisce i suoi spostamenti in luoghi di cura anche sotto i bombardamenti della Prima guerra mondiale. Ma anche se il male non le darà tregua, lei legge e scrive agli amici lontani per riuscire a guarire e per continuare a raccontare. Così il vento del racconto è il vento di chi è inseguito dalla vita, assordato dal cuore del presente che contiene passato e futuro.

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