The Unseen

Crediti

di Stefano Fardelli
musica originale Francesco Ziello
produzione PinDoc 
con il contributo di Mibac e Regione Sicilia


Il processo compositivo e´stato complesso ed articolato facendo lavorare il ragazzo sempre bendato e creando il materiale coreografico proprio attraverso il suo attraversare lo spazio e muoversi limitato dal fatto che non vedeva o vedeva poco, ottenendo una qualita´ di movimento originale e concreta con la tematica scelta ed ispirata dalla esperienza che stavano vivendo in quei giorni. In seguito e´stato chiesto d´imparare le sequenze di movimento piu´interessanti studiando il materiale filmato durante le prove.
Il risultato e´una danza a viso scoperto ma con la qualita´ di chi ha creato quello stesso materiale non vedendo e quindi con i limiti, la paura e anche l´esplosione di chi vuole uscire alla luce.
Allo stesso modo, tutto il materiale documentativo, foto e video, sono stati girati ponendo una benda semi coprente sopra l´obiettivo della telecamera, per mantenere nascosta l´identita´ del performer, ma anche per ricreare le condizioni in cui il protagonista ha vissuto il processo creativo e ,forse, il suo stato d´animo quotidiano che con il passare degli anni e´diventato “normalita”.
Il pubblico entra in sala, dove gli viene consegnata una benda di colore nero semi coprente da indossare.
Tutti sanno che il danzatore-performer e´tra loro. La danza inizia. Il pubblico che in realta´ diventa partecipe della performance stessa si muove e reagisce ai movimenti del protagonista creando gli spazi, in cui la danza attraversare lo spazio.
Il pubblico intravede, vede ombre, a volte vede meglio, ma sicuramente sente il respiro, il tocco, viene toccato dal performer e viene coinvolto nel processo performativo. Alla fine, si esce, lasciando l´eco di cio´che e´stato e di cio´ che qualcuno vive tutti i giorni in terre che da noi, non sono cosi´lontane.

Una residenza artistica in una terra straniera, di cui non possiamo nominare il nome, per proteggere l´incolumita´ del coreografo e del danzatore provieniente da questa terra, non cosi´ lontana.
Nonostante le tensioni governative ed il forte regime politico-religioso del paese, lo scorso 2019, Stefano Fardelli, e´ stato in viaggio per incontrare la comunita´ di danzatori che vive in questa nazione, come se fossero dei criminali ricercati perche´ la danza e´ illegale.
Portato in quello che e´uno dei pochi studi di danza segreti del paese, stando attenti che nessuno fosse visto, entrando a gruppi di poche persone alla volta per non destare dubbi, li´ sotto, nel garage di un palazzo, dove si trovano le cantine, ha avuto l´onore d´entrare in quella sala di danza impregnata di sogni e speranze e quindi il piacere d´incontrare 35 ragazzi provenienti da tutta la nazione, li´ per incontrarlo, per ascoltarlo e pronti a ricevere quello che aveva da condividere con loro.
Selezionato uno dei partecipanti per lavorare a questo solo-performance, ha lavorato per una settimana per poi finalmente presentare il pezzo a pochi “fidati” perche´ ovviamente non si poteva fare pubblicita´ e far sapere quello che stava avvenendo.
Le persone “sanno” e “vedono” quello che avviene, semplicemente fanno finta di non vedere finche´ non tocca i loro interessi o finche´ non decidono di dire qualcosa a causa della “paura” in cui vivono costantemente sapendo cosa gli puo´accadere se non rispettano le severe leggi del paese in cui vivono. In fondo anche noi “vediamo” cose tutti i giorni, nel quotidiano o in tv, di quello che succede intorno a noi o nel mondo, ma, per pigrizia o paura, facciamo finta di non vedere.